Ammendate organico per i suoli agricoli, utilizzare la sansa di olive

I risultati di una ricerca dell’Università della Campania dimostrano che le attività enzimatiche e l’indice di qualità del suolo sono significativamente migliorati nel suolo trattato a lungo termine con sansa di olive, mentre l’esperimento a breve termine ha dato risultati meno netti

Il suolo è uno degli ecosistemi più complessi presenti sul nostro pianeta. Oltre a una componente liquida e una gassosa, la parte più cospicua di un suolo è la frazione solida, a sua volta costituita da una parte minerale (principalmente sabbia, limo, e argilla in diverso stadio di aggregazione), e da una parte organica, formata dagli organismi viventi, i prodotti del loro metabolismo, e dal residuo non più vivente a diversi gradi di decomposizione. La sostanza organica del suolo è, quindi, una componente essenziale nel mantenimento di suoli produttivi e ad altro grado di naturalità. Una delle più gravi problematiche affrontate dall’agricoltura moderna è l’impoverimento in sostanza organica che subiscono i suoli. Valori di sostanza organica al di sotto del 3% possono causare importanti carenze, con conseguenze negative sui raccolti e sulle comunità viventi legate al suolo. Infatti, un maggiore contenuto in sostanza organica è collegato a un miglioramento della qualità del suolo, con effetti positivi sulla fertilità e sui raccolti. Di conseguenza, esistono numerose pratiche agricole che sono mirate ad aumentare il contenuto di sostanza organica e migliorare le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dei suoli. Tra queste, l’impiego di ammendanti organici ha prodotto molti risultati incoraggianti in diversi contesti agricoli.

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